LA FORMA DEL DISSENSO

LA FORMA DEL DISSENSO

2. Arte per chi?

2. Arte per chi?

Quando ho iniziato seriamente ad occuparmi di Arte, riducendo ogni altra attività al minimo vitale, la priorità immediata è stata quella di realizzare manufatti con l’obiettivo di incidere con una “Propaganda Emozionale” legata ai fatti socialmente in cronaca.
Uno spirito interiore, rivolto il più possibile verso l’esterno, si è fatto strada nel mio mondo creativo. Perseguendo questo fine, i modus operandi si sono rivelati molteplici, diversi per ogni tema che mi ha coinvolto.

Cerco i materiali adatti alla fruizione del gesto, all’azione senza forzature; per ampliare il più possibile un orizzonte sempre più lontano (il presente ed il futuro) che va responsabilmente osservato e mai perso di vista.

Guardare e non Toccare, non per comando, ma per impossibilità fisica e mentale ad essere e vivere in quei luoghi o con quelle persone che fanno parte dell’Umanità, devastati o sollecitati ad una vita cui non aspirano, spinti ad accettare senza alternative. Continuo a sentirmi sempre più ferita dalle azioni disconnesse e autolesive che l’essere umano compie verso il proprio nido, la propria terra, il proprio ambiente naturale.
Il tutto ovviamente, legato a doppio nodo.

Quindi osservo, a lungo. E sono devastata all’idea di essere solo stata molto fortunata ad essere parte di una società dove posso andare a dormire senza un’arma accanto, dove tutti i giorni della mia vita posso mangiare più volte al giorno, dove posso essere curata da una sanità pubblica (Anche se, negli ultimi anni, molti non sarebbero d’accordo, con la mia piena comprensione).

Questa stessa società, però, è anche quella che sta devastando altre risorse, umane e ambientali, che inevitabilmente si piegherà alle diverse sorti dell’economia globale. Specie nella prosecuzione delle guerre in atto.

Al momento sono e mi sento così fortunata che la voglia di impattare con questo scopo si è fatta strada irrompendo come la rottura di una diga; senza freni, senza ostacoli, senza filtri. Ne è venuto fuori quella che si potrebbe definire Arte Sociale nella sua accezione prettamente Politica. O qualcosa che si avvicina molto a questa definizione, arrecando un fastidioso disturbo concettuale a coloro che ancora ritengono che l’arte debba essere elitaria, lontano dall’umano prosaico.

Io sono una neofita  in questo senso- così ho cominciato a studiare, conoscere, interiorizzare, a guardare con occhio critico, ad imparare a tradurre le opere d’arte (e le azioni) che quest’arte produce.
Ci sono molti artisti, conosciuti o meno, che si rendono consapevoli delle loro azioni, che si responsabilizzano rispetto al mondo, e scelgono di praticare apertamente la denuncia politica; video, azioni performative, quadri, aiuti reali.

Vi racconterò questo presente ricchissimo, prendendo spunto proprio dalle letture macinate nel tempo,

Una su tutte, il libro “Artivismo – Arte, Politica, Impegno” di V.Trione.

“Antropocene” – di EKart

“Antropocene” – di EKart

Poetica dell’opera

Questa opera, creata nell’ambito dell’Arte Contemporanea ed esposta alla 6a collettiva di Wunderkammer 2023, Verbania, si compone di un breve video creato con la grafica digitale.
Il concetto si esprime chiaramente con una scelta molto semplice dei disegni perché il messaggio non sia offuscato da una estetica sempre un po’ ingombrante.
Davanti alla proiezione ci sono, a terra, le “cose” prodotte dall’uomo: oggetti d’uso e non, pezzi di materiali, di computer, di roba artificiale che occupa lo SPAZIO a disposizione.
Quando ho creato quest’opera, il 2022, la BIOMASSA era scesa al 6%. Cioè, tutto ciò che è ancora presente di naturale, ha questo volume. Il resto è ROBA creata da noi: ROBA NOSTRA.

Gillo Dorfles in un saggio del 1968, “Estetica ovunque“, pone all’attenzione la speciosità della dicotomia tra “ARTIFICIALE” e “NATURALE”. Inserisce nella discussione l’interessante argomento per cui tutto ciò che è creato dall’uomo è comunque “naturale”. Ovviamente la dissertazione è incisiva e ampia, va letta con attenzione. Personalmente, non mi trovo d’accordo, ma ancora non ho terminato il libro. Vedremo.

Raiplay Sound ha nel suo palinsesto due interessanti podcast: “Antropocene” e “Uomini e Profeti – Re-immaginare il pianeta. Alla ricerca di un nuovo rapporto tra mondo umano e non umano” dove viene illustrato come l’uomo si sia accaparrato quasi tutto il globo terracqueo e, ovviamente, i necessari cambiamenti che DOVREBBERO essere messi in atto. l’invito è chiaro: la produzione (l’economia) cozza con l’ambiente e la nostra sopravvivenza.

Un altro link molto interessante è questo: https://anthropocene.mast.org/ Fotografia, Cinema, realtà aumentata e Ricerca Scientifica sono i protagonisti di questo magnifico evento Artistico, prodotto nel 2019-2020.


Tecnica e Vendita

L’installazione è composta da un filmato elaborato con Computer grafica e tecnica di video digitale che si sono unite per creare un messaggio con gli animali disegnati della preistoria, mentre La scritta “Desiderare meno, Amare di più” è un invito dell’artista per un possibile cambiamento.
Sotto il filmato sono ammassati rifiuti e creazioni artificiali dell’uomo.

L’opera è stata richiesta per un museo della diversità, ma è disponibile per essere mostrata in altri eventi.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni.

“Politica/Correnti/Emigrazione” – di EKart

“Politica/Correnti/Emigrazione” – di EKart

Poetica dell’opera

L’afflusso migratorio combatte. Lotta per la vita.
E perde, quasi mai vince.
Siamo guidati come pecore dai lupi, e diventiamo lupi noi stessi, ma senza denti.
Non combattiamo, così la cattiva politica si rompe e crea flussi e correnti discontinue in cui si sviluppano ostacoli pericolosi.
È quella goccia che muove l’acqua e in cui ci riflettiamo, colpevoli di guardare solo noi stessi
.”

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Ci sarà tempo in cui tutti saremo migranti. lo siamo già stati e torneremo ad esserlo.
Questa consapevolezza deve guidare i popoli. Ma non c’è. Continuiamo a vedere solo i nostri percorsi, le nostre barriere, i nostri muri.
Ciò mi ricorda un libro, “Il vero nome di Rosamund Fischer“, di Simona Dolce, ed. Mondadori. In questo libro si racconta la vita della famiglia di Rudolf Höss, comandante del campo di concentramento di Auschwitz. In particolare è descritto il mondo “al di qua del muro”, alto 4 mt, che divideva la famiglia dai prigionieri.
Il libro trae ispirazione dalla lunga frequentazione, durata anni, seguita alla lunga intervista del giornalista Thomas Harding (qua il video promozionale del suo libro “Il comandante di Auschwitz“), alla figlia Inge-Brigitte Hoss. Nelle note del libro sono contenute, nell’ultimo capitolo, tutte le fonti del racconto.

Me lo ricorda, perché si descrive un muro alto appunto 4mt, che non permetteva ai bambini di vedere cosa accadeva, ma non poteva fermare il rumore, l’odore dei corpi bruciati, le urla che c’erano nel campo.
Senza che ci siano le stesse condizioni, fortunatamente, (riferito alla unicità della Shoah) noi viviamo al di qua del muro di indifferenza e chiusura di cui ci circondiamo.

Malte Herwig in una intervista succeduta alla uscita del film “La Zona di Interesse“, (che prende spunto dal libro omonimo, di Martin Amis), disse questa frase:
possiamo fare qualcosa prendendoci più cura delle persone con cui dobbiamo convivere. Coinvolgiamoci di più nella vita degli altri senza giudicare subito. Abbiate meno paura del cambiamento, ma osservate più da vicino quando qualcosa cambia.”

Non distogliamo lo sguardo.

Tecnica e Vendita

L’esecuzione di questa opera, di 170cm x 120cm, del peso di 22kg, è durata circa sei mesi.
E’ composta da più materiali, su cui per ogni strato c’è stata una laboriosa lavorazione.
Ha due supporti, di cui l’ultimo è una lastra in dibond di 3mm. Ha una superficie delicata ma la struttura è molto forte. La sua realizzazione in termini di progettazione è stata complessa per la motivazione che ha spinto l’artista a crearla.
E’ un’opera unica e certificata.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.

1. Perchè un Blog

1. Perchè un Blog

Ci possono essere giorni sicuramente migliori per iniziare a fare qualcosa di utile. Giorni in cui non ci sono “guerre così importantida conquistare un posto nei quotidiani nostrani, o quelli in cui l’acqua è ancora a disposizione dei “paesi ricchi, per cui non occupa un posto nei quotidiani nostrani…..
Ma non ci sono, questi giorni.

Ho deciso dunque di realizzare un blog, in questo momento, nel tentativo di unire l’Arte (o come direbbe A. Warhol: l’”arte arte“) all’argomento sociale (vedi sopra) ed alla sua comunicazione, tramite una visione di diversa autonomia che unisce appunto questa pratica a chi genera arte. Magari avvicinando un pubblico maggiore al CONTEMPORANEO, perché applicato al reale.

Una parola sicuramente abusata, ARTE CONTEMPORANEA. Perché si perde di vista spesso il significato di questo termine, inglobando tutto ciò che già esiste nell’arte classica e nell’arte moderna in chiave attuale: come l’arte che si fa “nuova” sul vecchio.
Nuove interpretazioni delle tecniche applicate alle produzioni precedenti. Con pessimi esempi: ricicli di eleganti statue antiche in chiavi di lettura diverse (che barba che noia), o le avanguardie riciclate degli anni 70, l’art brut, l’arte astratta, l’arte metafisica, il segno, il vuoto.
Eppure abbiamo esempi in chiave innovativa, che con il loro utilizzo creano composizione di visione contemporanea (vedi il grande Pistoletto).

È più facile, forse, creare una mostra realizzata su un mezzo tecnico conosciuto? Perché continuiamo a vedere sempre i soliti noti nelle grandi mostre? Ed è questo il motivo per cui, con una solida base di richiamo a correnti già conosciute, gallerie meno note si riservano produzioni senza sorprese e quindi senza contemporaneità?

Ma soprattutto, perché una ARTE di difficile lettura?
L’Arte Contemporanea dovrebbe (DEVE) rispecchiare ciò che viviamo al momento, avere un impulso di appartenenza, di coesione, di coinvolgimento. Un gesto innovativo, anche estemporaneo, una breccia verso l’ignoto, una profonda attualità.

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Pur essendo io un artista (semi)sconosciuta, un minimo ingranaggio in un grande meccanismo, esprimo il mio pensiero personale su un sistema che io sento troppo autoreferenziale e che mal si dispone, sdoganando qualunque gesto scioccante.

Invito tutti coloro che leggono ad intervenire in questi articoli, a dire la loro. Questo perché credo nel contraddittorio e quindi spero nella reazione di artisti/e come me che vogliono esprimere il loro pensiero o addirittura creare nuovi modi espressivi plurali.

“La Democrazia ed il fascismo” – di EKart

“La Democrazia ed il fascismo” – di EKart

Io penso che questo governo sia fascista. Lo penso dalle scelte, dalle decisioni che sta prendendo. cioè controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazione delle comunità già discriminate che stavano riuscendo a ottenere dei diritti. Una certa impostazione ideologica che inevitabilmente ripercorre cose che abbiamo già visto.
Ma voi vi aspettate che il fascismo vi bussi a casa con il fez la camicia nera e vi dica: “Salve, sono il fascismo, questo è l’olio di ricino“? Non accadrà così. Noi abbiamo visto i fascismi nascere da situazioni non democratiche, non abbiamo mai visto sorgere il fascismo da una DEMOCRAZIA: crediamo che la Democrazia ci protegga proprio perché è democratica.
Il passaggio è l’autoritarismo che passa dentro ai codici della democrazia e conduce agli stessi risultati che otterrebbe il fascismo con la violenza.

Tutto il testo precedente è frutto di una video intervista a MICHELA MURGIA che potete trovare su facebook, nel canale de “La Stampa“. Questo il LINK.

L’opera.

Il materiale che ho voluto usare per La Democrazia è volutamente nobile, ossia la ceramica; in essa si muovono i colori che sottolineano con la loro presenza, la totale inclusività del concetto rappresentato.

La Democrazia si erge al di sopra del monolite nero, il fascismo, che è base della gabbia, ed entrambe sono inizialmente chiuse nelle maglie della cattiva Politica.

Quando la gabbia si dissolve, la libertà del pensiero si espande e vola la Democrazia, lasciando guano sopra il basamento.

Tecnica e Vendita

L’opera è costituita da due parti, una in ceramica l’altra in derivati plastici. Sono unite da una gabbia in ferro.
Misura circa 27x27x64 cm, la ceramica è colorata a freddo con una tecnica personale.
La sua esecuzione è durata circa 4 mesi.
Il supporto della base è in legno.
La sua progettazione è stata dettata dallo spirito del dissenso, proprio dell’artista.
E’ un’opera unica e certificata.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.