Poetica dell’opera
“L’afflusso migratorio combatte. Lotta per la vita.
E perde, quasi mai vince.
Siamo guidati come pecore dai lupi, e diventiamo lupi noi stessi, ma senza denti.
Non combattiamo, così la cattiva politica si rompe e crea flussi e correnti discontinue in cui si sviluppano ostacoli pericolosi.
È quella goccia che muove l’acqua e in cui ci riflettiamo, colpevoli di guardare solo noi stessi.”
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Ci sarà tempo in cui tutti saremo migranti. lo siamo già stati e torneremo ad esserlo.
Questa consapevolezza deve guidare i popoli. Ma non c’è. Continuiamo a vedere solo i nostri percorsi, le nostre barriere, i nostri muri.
Ciò mi ricorda un libro, “Il vero nome di Rosamund Fischer“, di Simona Dolce, ed. Mondadori. In questo libro si racconta la vita della famiglia di Rudolf Höss, comandante del campo di concentramento di Auschwitz. In particolare è descritto il mondo “al di qua del muro”, alto 4 mt, che divideva la famiglia dai prigionieri.
Il libro trae ispirazione dalla lunga frequentazione, durata anni, seguita alla lunga intervista del giornalista Thomas Harding (qua il video promozionale del suo libro “Il comandante di Auschwitz“), alla figlia Inge-Brigitte Hoss. Nelle note del libro sono contenute, nell’ultimo capitolo, tutte le fonti del racconto.
Me lo ricorda, perché si descrive un muro alto appunto 4mt, che non permetteva ai bambini di vedere cosa accadeva, ma non poteva fermare il rumore, l’odore dei corpi bruciati, le urla che c’erano nel campo.
Senza che ci siano le stesse condizioni, fortunatamente, (riferito alla unicità della Shoah) noi viviamo al di qua del muro di indifferenza e chiusura di cui ci circondiamo.
Malte Herwig in una intervista succeduta alla uscita del film “La Zona di Interesse“, (che prende spunto dal libro omonimo, di Martin Amis), disse questa frase:
“possiamo fare qualcosa prendendoci più cura delle persone con cui dobbiamo convivere. Coinvolgiamoci di più nella vita degli altri senza giudicare subito. Abbiate meno paura del cambiamento, ma osservate più da vicino quando qualcosa cambia.”
Non distogliamo lo sguardo.


Tecnica e Vendita
L’esecuzione di questa opera, di 170cm x 120cm, del peso di 22kg, è durata circa sei mesi.
E’ composta da più materiali, su cui per ogni strato c’è stata una laboriosa lavorazione.
Ha due supporti, di cui l’ultimo è una lastra in dibond di 3mm. Ha una superficie delicata ma la struttura è molto forte. La sua realizzazione in termini di progettazione è stata complessa per la motivazione che ha spinto l’artista a crearla.
E’ un’opera unica e certificata.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.


