LA FORMA DEL DISSENSO

LA FORMA DEL DISSENSO

“Generazione Ambiente” – di EKart

“Generazione Ambiente” – di EKart

Poetica dell’opera

Io sono la CAUSA! Giovani corpi incompleti, spettrali e attenti aspettano il loro destino in un futuro incerto. Fanc*** l’antropizzazione che civilmente e senza sforzo sparge mer** ovunque. Potevamo rimanere cacciatori e nomadi, invece siamo diventati stanziali e BRUCIAMO ogni risorsa utile al futuro delle nuove generazioni.
Allora li fotografo e li metto in posa come i morti e gli zombi. Li inserisco in un futuro cannibale e che non si muove, ci giudica e loro ci guardano, dentro un futuro oscuro.
Sono grande abbastanza, per essere guardata.
Causa. Effetto.

Ekart

Il progetto “Generazione Ambiente” nasce dal concetto di ambiente e nuova generazione. Cosa lasciamo noi ai ragazzi? la mia interpretazione è quella di mostrare i nuovi uomini e donne che giudicano con lo sguardo ciò che hanno alle spalle: una natura aggressiva e devastata dalla precedenti generazioni.

Generalmente gli ATTIVISTI CLIMATICI vivono ai margini dell’interesse popolare. Se non compiono azioni particolarmente incisive, come fu dato a Greta Tumberg, rimangono in un limbo nel quale pochi adulti si immergono. Decisamente interessante a questo proposito l’articolo su Vanity Fair con una intervista a Vanessa Nakate.

Ogni nome della lista in basso contiene un link dove si può leggere cosa ha fatto e cosa sta facendo. Sono solo alcuni giovani, tra le mille persone che si possono trovare in rete, che si occupano attivamente di Ambiente.

La tipologia di materiali è basata sulla tela di cotone, che è testimone di un “fare antico”, e la stampa digitale che verrà manipolata.

Tecnica e Vendita

La tecnica digitale è creata ex novo per l’esecuzione dell’immagine risultante , variando alcuni parametri nella elaborazione della fotografia, sempre originale di proprietà dell’autore. Su alcuni quadri, di misura 100*70 o similiari, viene applicato uno strato di pittura o inserito un elemento fisico.
Ogni quadro è una opera UNICA CERTIFICATA. Non si stampano altre copie una volta venduta l’opera.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.

“Feminin” – di EKart

“Feminin” – di EKart

Poetica dell’opera

“Il corpo della donna è un tempio antico, un luogo sacro dove tutti possono vivere uno spazio vitale.
La Sua Purezza è nell’Essere, senza pieghe nascoste, la Sua Presenza costante, mai ingombrante; ella occupa uno spazio infinito senza riserve di contaminazioni.
In un mondo in bianco e nero spicca come il colore Rosso: o lei è bersaglio o lo spazio si fa nemico.
Noi siamo lei, quella larga parte di umanità che crea mondi alternativi, in cui la poesia e l’umana bellezza sono sovrani, dove non ci sono prigioni per il pensiero condiviso, né per la LIBERTA’ della disuguaglianza.”.

Ekart

Chi o cosa decide che tu sia donna? Non è dato saperlo. Puoi esserlo fisicamente dalla nascita o esserlo successivamente. In questo caso, il corpo della donna è quello che nell’immaginario collettivo è portatore di vita, è come la Madonna: mansueta, familiare, bonaria, un vero angelo del focolare.
Allora, perché, se questo stereotipo è andato avanti fino ad ora, gli uomini feriscono le donne fisicamente, mentalmente, ne tarpano le capacità umane, fisiche, psicologiche e comportamentali?
Dal momento in cui le suffragette alzarono la testa, tutto questo è peggiorato. Non nato, non nuovo. Peggiorato. Più le donne si sono prese lo spazio (fisico e mentale) che è loro di diritto, più le azioni degli uomini sono diventate muscolari, fisiche e di potere.

La discriminazione sessuale porta ad una valutazione sempre sminuente della donna, intesa fisicamente come una “appendice” dell’uomo, perchè, come ha giustamente sottolineato Michela Murgia, la società nasce e progredisce con il mito “dell’uomo bianco eterosessuale”.

In questo bell’articolo di Elisabetta Moro, “Femministe, come Michela Murgia“, è ben descritto l’atteggiamento politico e di ferma posizione a sostegno del femminismo intersezionale della scrittrice, con analisi puntuali della società passata e presente.
Il libro “Stai Zitta appunto di Michela Murgia, esprime parole e concetti da stampare sulle magliette, per i più giovani, da fare dei meme perenni.

Grande Michela, non ci sei più nel corpo ma continui a vivere nell’etere, nella parola, nel web, ovunque.

Un film particolare, di un produttore indipendente, “Dio è donna e si chiama Petrunya“, regia di Teona Strugar Mitevska. Questo film è del 2019, scritto diretto ed interpretato da donne. Scava nella tradizione maschilista, che copre sia religiosamente che socialmente la discriminazione sessuale, in contesto sicuramente arcaico e poco evoluto, ma non per questo giustificante del fatto, che è realmente accaduto.

Guardatelo, è una commedia amara.

Tecnica e Vendita

La tecnica digitale è creata ex novo per l’esecuzione dell’immagine risultante , variando alcuni parametri nella elaborazione della fotografia, sempre originale di proprietà dell’autore. Su alcuni quadri, di misura 100*70 o similiari, viene applicato uno strato di pittura o inserito un elemento fisico.
Ogni quadro è una opera UNICA CERTIFICATA. Non si stampano altre copie una volta venduta l’opera.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.

2. Arte per chi?

2. Arte per chi?

Quando ho iniziato seriamente ad occuparmi di Arte, riducendo ogni altra attività al minimo vitale, la priorità immediata è stata quella di realizzare manufatti con l’obiettivo di incidere con una “Propaganda Emozionale” legata ai fatti socialmente in cronaca.
Uno spirito interiore, rivolto il più possibile verso l’esterno, si è fatto strada nel mio mondo creativo. Perseguendo questo fine, i modus operandi si sono rivelati molteplici, diversi per ogni tema che mi ha coinvolto.

Cerco i materiali adatti alla fruizione del gesto, all’azione senza forzature; per ampliare il più possibile un orizzonte sempre più lontano (il presente ed il futuro) che va responsabilmente osservato e mai perso di vista.

Guardare e non Toccare, non per comando, ma per impossibilità fisica e mentale ad essere e vivere in quei luoghi o con quelle persone che fanno parte dell’Umanità, devastati o sollecitati ad una vita cui non aspirano, spinti ad accettare senza alternative. Continuo a sentirmi sempre più ferita dalle azioni disconnesse e autolesive che l’essere umano compie verso il proprio nido, la propria terra, il proprio ambiente naturale.
Il tutto ovviamente, legato a doppio nodo.

Quindi osservo, a lungo. E sono devastata all’idea di essere solo stata molto fortunata ad essere parte di una società dove posso andare a dormire senza un’arma accanto, dove tutti i giorni della mia vita posso mangiare più volte al giorno, dove posso essere curata da una sanità pubblica (Anche se, negli ultimi anni, molti non sarebbero d’accordo, con la mia piena comprensione).

Questa stessa società, però, è anche quella che sta devastando altre risorse, umane e ambientali, che inevitabilmente si piegherà alle diverse sorti dell’economia globale. Specie nella prosecuzione delle guerre in atto.

Al momento sono e mi sento così fortunata che la voglia di impattare con questo scopo si è fatta strada irrompendo come la rottura di una diga; senza freni, senza ostacoli, senza filtri. Ne è venuto fuori quella che si potrebbe definire Arte Sociale nella sua accezione prettamente Politica. O qualcosa che si avvicina molto a questa definizione, arrecando un fastidioso disturbo concettuale a coloro che ancora ritengono che l’arte debba essere elitaria, lontano dall’umano prosaico.

Io sono una neofita  in questo senso- così ho cominciato a studiare, conoscere, interiorizzare, a guardare con occhio critico, ad imparare a tradurre le opere d’arte (e le azioni) che quest’arte produce.
Ci sono molti artisti, conosciuti o meno, che si rendono consapevoli delle loro azioni, che si responsabilizzano rispetto al mondo, e scelgono di praticare apertamente la denuncia politica; video, azioni performative, quadri, aiuti reali.

Vi racconterò questo presente ricchissimo, prendendo spunto proprio dalle letture macinate nel tempo,

Una su tutte, il libro “Artivismo – Arte, Politica, Impegno” di V.Trione.

“Politica/Correnti/Emigrazione” – di EKart

“Politica/Correnti/Emigrazione” – di EKart

Poetica dell’opera

L’afflusso migratorio combatte. Lotta per la vita.
E perde, quasi mai vince.
Siamo guidati come pecore dai lupi, e diventiamo lupi noi stessi, ma senza denti.
Non combattiamo, così la cattiva politica si rompe e crea flussi e correnti discontinue in cui si sviluppano ostacoli pericolosi.
È quella goccia che muove l’acqua e in cui ci riflettiamo, colpevoli di guardare solo noi stessi
.”

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Ci sarà tempo in cui tutti saremo migranti. lo siamo già stati e torneremo ad esserlo.
Questa consapevolezza deve guidare i popoli. Ma non c’è. Continuiamo a vedere solo i nostri percorsi, le nostre barriere, i nostri muri.
Ciò mi ricorda un libro, “Il vero nome di Rosamund Fischer“, di Simona Dolce, ed. Mondadori. In questo libro si racconta la vita della famiglia di Rudolf Höss, comandante del campo di concentramento di Auschwitz. In particolare è descritto il mondo “al di qua del muro”, alto 4 mt, che divideva la famiglia dai prigionieri.
Il libro trae ispirazione dalla lunga frequentazione, durata anni, seguita alla lunga intervista del giornalista Thomas Harding (qua il video promozionale del suo libro “Il comandante di Auschwitz“), alla figlia Inge-Brigitte Hoss. Nelle note del libro sono contenute, nell’ultimo capitolo, tutte le fonti del racconto.

Me lo ricorda, perché si descrive un muro alto appunto 4mt, che non permetteva ai bambini di vedere cosa accadeva, ma non poteva fermare il rumore, l’odore dei corpi bruciati, le urla che c’erano nel campo.
Senza che ci siano le stesse condizioni, fortunatamente, (riferito alla unicità della Shoah) noi viviamo al di qua del muro di indifferenza e chiusura di cui ci circondiamo.

Malte Herwig in una intervista succeduta alla uscita del film “La Zona di Interesse“, (che prende spunto dal libro omonimo, di Martin Amis), disse questa frase:
possiamo fare qualcosa prendendoci più cura delle persone con cui dobbiamo convivere. Coinvolgiamoci di più nella vita degli altri senza giudicare subito. Abbiate meno paura del cambiamento, ma osservate più da vicino quando qualcosa cambia.”

Non distogliamo lo sguardo.

Tecnica e Vendita

L’esecuzione di questa opera, di 170cm x 120cm, del peso di 22kg, è durata circa sei mesi.
E’ composta da più materiali, su cui per ogni strato c’è stata una laboriosa lavorazione.
Ha due supporti, di cui l’ultimo è una lastra in dibond di 3mm. Ha una superficie delicata ma la struttura è molto forte. La sua realizzazione in termini di progettazione è stata complessa per la motivazione che ha spinto l’artista a crearla.
E’ un’opera unica e certificata.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.