LA FORMA DEL DISSENSO

LA FORMA DEL DISSENSO

“Apri Gli Occhi” – di EKart

“Apri Gli Occhi” – di EKart

Poetica dell’opera

Volgi gli occhi ovunque tranne là dove devono andare;
Volgi gli occhi ovunque tranne là dove devono rimanere;
Volgi gli occhi ovunque anche là dove non vogliono vedere;
Volgi gli occhi ovunque anche dove non puoi stare, non puoi vedere, perché non vuoi soffrire.
Volgi il tuo cuore e le tue speranze là dove sono morte perché con te possano risorgere.”

Ekart

L’opera “Apri Gli Occhi”, di EKart, è una installazione formata da una gabbia creata con tubi e fili di lana rossa e da un video, visibile su tre lati.

L’installazione è volontariamente fatta con materiali poveri, come lana o spago, carta bruciata. Lo stesso supporto per la proiezione è di carta.
Ciò che viene riprodotto è un video che vuole mostrare l’assorbimento tecnologico attuale, che sconvolge totalmente i parametri della nostra morale.

Descrizione dell’installazione

Un uomo cammina e parla al telefono e lungo il suo percorso sfilano orribili immagini di umanità mutilata, uccisa, bruciata, dilaniata, piangente, territori devastati, scomparsa di intere città, e così via.
Alla fine, l’uomo subirà l’ultimo atto del brutale finale di tutte le possibili guerre. Ma sembra non accorgersi nemmeno di questo.

NON è SCONTATO!
Non diamo per scontato che le guerre esistono, che sono INEVITABILI. Questo è quello che la società moderna, nelle figure di potere, dall’industria commerciale a quella degli armamenti, ci vuole fare credere.

Le guerre impoveriscono il popolo, ossia la maggior parte dell’umanità, quello che per sorte non fa parte della “casta”, che non è ovviamente relativa solo al mondo politico. Perché di questo si tratta, come Francesca Albanese ha spiegato in questo intervento (Qua l’intervento per intero)  e anche altri illustri personaggi hanno illustrato sul web e sui giornali.

Mi aspettavo che gli artisti accorressero in massa, con il tema proposto dall’artista Luciano Maron Pot, “NO WAR”. Ma pochi hanno accolto questo svolgimento. Forse perché in tanti non ci credono. E su questo si basa il legame dei potenti: con l’immobilità degli esseri umani di fronte all’ineluttabile: o a ciò che si crede tale.

Ho messo davanti agli occhi degli spettatori scene orribili, quasi fantastiche, tanto sono lontane da noi, dalla nostra quotidianità, dalla nostra sicurezza, dal nostro mondo. Qualcuno si è voltato e se ne è andato, incapace di sostenere lo sguardo.
Altri sono rimasti, ma una volta usciti, già hanno voluto dimenticare.
Pochi hanno saputo reagire. Io lo faccio per quei pochi. Che siano parte della mia terra da fecondare.

Tecnica e Vendita

Il video è stato prodotto unendo una molteplicità di fotografie trovate online. La creazione della animazione ed il montaggio sono stati eseguiti da me, EKart. Ribadisco che è una opera culturale atta a sollecitare emozioni in chi la guarda. E’ a disposizione di chiunque voglia inserirla in un contesto adeguato. Potete contattarmi alla email sottostante.
L’artista è a disposizione al contatto E-mail ekart.arte@gmail.com per ulteriori informazioni e vendita.

2. Arte per chi?

2. Arte per chi?

Quando ho iniziato seriamente ad occuparmi di Arte, riducendo ogni altra attività al minimo vitale, la priorità immediata è stata quella di realizzare manufatti con l’obiettivo di incidere con una “Propaganda Emozionale” legata ai fatti socialmente in cronaca.
Uno spirito interiore, rivolto il più possibile verso l’esterno, si è fatto strada nel mio mondo creativo. Perseguendo questo fine, i modus operandi si sono rivelati molteplici, diversi per ogni tema che mi ha coinvolto.

Cerco i materiali adatti alla fruizione del gesto, all’azione senza forzature; per ampliare il più possibile un orizzonte sempre più lontano (il presente ed il futuro) che va responsabilmente osservato e mai perso di vista.

Guardare e non Toccare, non per comando, ma per impossibilità fisica e mentale ad essere e vivere in quei luoghi o con quelle persone che fanno parte dell’Umanità, devastati o sollecitati ad una vita cui non aspirano, spinti ad accettare senza alternative. Continuo a sentirmi sempre più ferita dalle azioni disconnesse e autolesive che l’essere umano compie verso il proprio nido, la propria terra, il proprio ambiente naturale.
Il tutto ovviamente, legato a doppio nodo.

Quindi osservo, a lungo. E sono devastata all’idea di essere solo stata molto fortunata ad essere parte di una società dove posso andare a dormire senza un’arma accanto, dove tutti i giorni della mia vita posso mangiare più volte al giorno, dove posso essere curata da una sanità pubblica (Anche se, negli ultimi anni, molti non sarebbero d’accordo, con la mia piena comprensione).

Questa stessa società, però, è anche quella che sta devastando altre risorse, umane e ambientali, che inevitabilmente si piegherà alle diverse sorti dell’economia globale. Specie nella prosecuzione delle guerre in atto.

Al momento sono e mi sento così fortunata che la voglia di impattare con questo scopo si è fatta strada irrompendo come la rottura di una diga; senza freni, senza ostacoli, senza filtri. Ne è venuto fuori quella che si potrebbe definire Arte Sociale nella sua accezione prettamente Politica. O qualcosa che si avvicina molto a questa definizione, arrecando un fastidioso disturbo concettuale a coloro che ancora ritengono che l’arte debba essere elitaria, lontano dall’umano prosaico.

Io sono una neofita  in questo senso- così ho cominciato a studiare, conoscere, interiorizzare, a guardare con occhio critico, ad imparare a tradurre le opere d’arte (e le azioni) che quest’arte produce.
Ci sono molti artisti, conosciuti o meno, che si rendono consapevoli delle loro azioni, che si responsabilizzano rispetto al mondo, e scelgono di praticare apertamente la denuncia politica; video, azioni performative, quadri, aiuti reali.

Vi racconterò questo presente ricchissimo, prendendo spunto proprio dalle letture macinate nel tempo,

Una su tutte, il libro “Artivismo – Arte, Politica, Impegno” di V.Trione.