8. Artivismo#5: gallerie, creatività, coerenza
“Per me l’artivismo è tale quando una creazione artistica si accompagna coscientemente ad una azione politica o quando è cosciente del valore politico che introduce. E comunque l’arte, in quanto azione pubblica, è sempre politica anche se non vorrebbe. Si tratta di decidere da che parte stare. L’artivismo è nato in un contesto che si riconosce nell’autore collettivo, nel binomio arte-vita e nel superamento dell’oggetto d’arte. E questa è una precisa scelta di campo.”
Giacomo Verde
Dopo tempo (spiegherò con un articolo perchè), torno alla volta del blog con una interessante lettura di un bell’articolo, oltre che di tutta la rivista “CONNESSIONI REMOTE – n.2/2021”, ormai certamente un poco datato, ma dato l’argomento trattato, sempre utile da commentare e rivedere.
L’arte negli anni del secondo decennio del 2000 è influenzata da profondi cambiamenti di carattere umano, artistico e produttivo che scorre lungo tutto il nostro percorso vitale.
Curiosamente, la PITTURA ha nuovamente fatto capolino nella vita culturale, dando lustro ai nuovi pittori, che usano un media antico, con grandi capacità. Si parla di milioni di dollari in aste di emergenti nuovi talenti.
Accanto a questi, molti mostrano poca coerenza. Diciamo che, quando un artista è introdotto all’interno del mercato dell’arte, sicuramente deve ergere un filtro tra ciò che è la sua vita creativa e quella della committenza, della promozione, di ciò che viene richiesto, fosse anche un colore.
Mi permetto di usare il termine “mainstreaming” per il suo divenire.

A via Margutta a Roma sicuramente ci sono artisti meravigliosi che eseguono dei lavori tecnicamente ineccepibili

ma dalla rappresentazione figurativa, paesaggistica, realistica. Sono bravi e possono illuminare una vita con semplicità concettuale, ma nonostante la lunga esperienza e gli ottimi risultati, non sono stati ammessi ed introdotti nel grande circuito dell’arte.
Quindi, cosa è che fa capire ad un gallerista o curatore cosa potrebbe essere “Arte Vendibile”? (ricordo che un gallerista non è un mecenate, lavora per vivere anche lui/lei, quindi deve vendere) Due differenti percorsi: costanza produttiva, accondiscendenza ai temi indicati o ai colori da usare, preferibilmente una giovane età.
Secondo percorso: forte personalità, grande intelligenza, capacità tecnica fuori dal comune, elasticità per l’apprendimento e la condivisione, grande management mentale.
Diciamo che il primo percorso è quello più usato, direi sicuramente. Perché il secondo non ha i numeri per avere una fetta altrettanto grande del mercato. Nel secondo caso però mi domando quanto effettivamente l’artista ormai milionario o quasi sia effettivamente in grado di produrre SENZA costrizioni o indirizzamenti. È una scelta: rimango ricco o rimango autonomo? O trovo il modo di scioccare per primo, prima che lo facciano altri?

Questa oscenità (Io sono animalista per il rispetto che devo ad ogni creatura vivente, tranne gli uomini di cattiva volontà.:-D) è valsa una fama immeritata (certo, parlo sempre in prima persona, non per tutti) per un artista che ha letteralmente FATTO FUORI migliaia di animali e l’art system lo ha permesso, agevolato, sostenuto, esortato a proseguire, spinto alle stelle dai movimenti finanziari artistici. Cosa si fa, per vendere….
È un mio parere, ma i soldi con l’arte dovrebbero avere a che fare il meno possibile. Diciamo che superato l’antico, con l’arte contemporanea è tutto più opinabile, perché la tecnica quasi non c’è più e la bellezza meno che mai, addirittura l’estetica, filosofica o meno; quindi, i parametri di giudizio utili fino ad ora alla comprensione dell’opera vengono a mancare. Non c’è più una reale differenziazione tra artisti che non studiano la materia, anche da sé, e quelli che la materia la prendono sul serio, creando a mio avviso opere realmente emotive, umanamente esplosive, di rottura, di impatto, perché studiano profondamente la materia (dell’arte e della vita…)
Le installazioni esplodono in misura quasi pandemica. Pensare modi nuovi per creare arte diventa una gara allo shock o all’uso di materiali non consoni rispetto ad una eventuale tematica o assurdi. Ci si muove a tentoni nella maggior parte dei casi. Ma perché? Fondamentalmente, secondo me, perché non si ha niente da comunicare. Perché politicamente si vuole rimanere al di fuori di quello che è ampiamente parte della contemporaneità: conflitti, violenze, cambiamenti climatici, problemi di genere, etc. etc. Tutto a nome della AUTONOMIA dell’arte. Ma quale autonomia….???
In tutto questo infatti il ruolo dell’attivismo nell’arte diventa preponderante, a parer mio. L’arte è SEMPRE stata utile all’umanità, per svariati motivi. L’evoluzione dell’arte ha spesso indirizzato una nuova umanità, non il contrario. Quindi perché non dare un valore culturale alto ad un artista che sia anche attivista? SI potrebbe dire che le azioni indicate sono perlopiù da museo condiviso, se non da pubblica piazza: le gallerie hanno modo di vendere certe installazioni o performance al privato?

Certo, è possibile. L’immagine di GIrl with Baloon ce lo ricorda. Anche se, arrivare a cifre così elevate non è etico rispetto al messaggio. So che Banksy non è un persona di cattiva volontà e certamente, come per la nave Louise Michel (clicca sul nome ed andrai ad un articolo che la riguarda) sono certa che adopererà i suoi proventi in modo etico.
Quello che però è fuori dalla prospettiva di arte sociale o attiva è il fatto che una sola persona guadagni milioni di dollari grazie a coloro che combatte con i suoi attacchi artistici! Perchè allora non rifiutarsi di vendere a chi è responsabile di tutti i temi sociali di cui fa larghissimo uso Banksy, e non solo lui?
E che dire dei video, delle foto, dei fumetti. Tutto questo non è forse entrato in galleria? Si.
Se non siete ancora convinti, c’è un ottimo libro dello studioso Aldo Milohnić con il suo fondamentale saggio “Artivism”. È molto interessante la sua analisi ed argomentazione, che aiuta una maggiore comprensione delle azioni performative artistiche in senso generale.
invito sempre chiunque abbia voglia di commentare l’articolo di farlo liberamente.
Alla prossima!
@EKart, 2025



