LA FORMA DEL DISSENSO

LA FORMA DEL DISSENSO

8. Artivismo#5: gallerie, creatività, coerenza

8. Artivismo#5: gallerie, creatività, coerenza

L’arte negli anni del secondo decennio del 2000 è influenzata da profondi cambiamenti di carattere umano, artistico e produttivo che scorre lungo tutto il nostro percorso vitale.
Curiosamente, la PITTURA ha nuovamente fatto capolino nella vita culturale, dando lustro ai nuovi pittori, che usano un media antico, con grandi capacità. Si parla di milioni di dollari in aste di emergenti nuovi talenti.

LOUIS FRATINO
Matilde Polidori
LOIE-HOLLOWELL

Accanto a questi, molti mostrano poca coerenza. Diciamo che, quando un artista è introdotto all’interno del mercato dell’arte, sicuramente deve ergere un filtro tra ciò che è la sua vita creativa e quella della committenza, della promozione, di ciò che viene richiesto, fosse anche un colore.
Mi permetto di usare il termine “mainstreaming” per il suo divenire.

Italy, Lazio, Rome, Via Margutta in the Piazza di Spagna district


A via Margutta a Roma sicuramente ci sono artisti meravigliosi che eseguono dei lavori tecnicamente ineccepibili

ma dalla rappresentazione figurativa, paesaggistica, realistica. Sono bravi e possono illuminare una vita con semplicità concettuale, ma nonostante la lunga esperienza e gli ottimi risultati, non sono stati ammessi ed introdotti nel grande circuito dell’arte.
Quindi, cosa è che fa capire ad un gallerista o curatore cosa potrebbe essere “Arte Vendibile”? (ricordo che un gallerista non è un mecenate, lavora per vivere anche lui/lei, quindi deve vendere) Due differenti percorsi: costanza produttiva, accondiscendenza ai temi indicati o ai colori da usare, preferibilmente una giovane età.
Secondo percorso: forte personalità, grande intelligenza, capacità tecnica fuori dal comune, elasticità per l’apprendimento e la condivisione, grande management mentale.

Damien HIrst: "fuori dal gregge".

Questa oscenità (Io sono animalista per il rispetto che devo ad ogni creatura vivente, tranne gli uomini di cattiva volontà.:-D) è valsa una fama immeritata (certo, parlo sempre in prima persona, non per tutti) per un artista che ha letteralmente FATTO FUORI migliaia di animali e l’art system lo ha permesso, agevolato, sostenuto, esortato a proseguire, spinto alle stelle dai movimenti finanziari artistici. Cosa si fa, per vendere….

È un mio parere, ma i soldi con l’arte dovrebbero avere a che fare il meno possibile. Diciamo che superato l’antico, con l’arte contemporanea è tutto più opinabile, perché la tecnica quasi non c’è più e la bellezza meno che mai, addirittura l’estetica, filosofica o meno; quindi, i parametri di giudizio utili fino ad ora alla comprensione dell’opera vengono a mancare. Non c’è più una reale differenziazione tra artisti che non studiano la materia, anche da sé, e quelli che la materia la prendono sul serio, creando a mio avviso opere realmente emotive, umanamente esplosive, di rottura, di impatto, perché studiano profondamente la materia (dell’arte e della vita…)

Le installazioni esplodono in misura quasi pandemica. Pensare modi nuovi per creare arte diventa una gara allo shock o all’uso di materiali non consoni rispetto ad una eventuale tematica o assurdi. Ci si muove a tentoni nella maggior parte dei casi. Ma perché? Fondamentalmente, secondo me, perché non si ha niente da comunicare. Perché politicamente si vuole rimanere al di fuori di quello che è ampiamente parte della contemporaneità: conflitti, violenze, cambiamenti climatici, problemi di genere, etc. etc. Tutto a nome della AUTONOMIA dell’arte. Ma quale autonomia….???

In tutto questo infatti il ruolo dell’attivismo nell’arte diventa preponderante, a parer mio. L’arte è SEMPRE stata utile all’umanità, per svariati motivi. L’evoluzione dell’arte ha spesso indirizzato una nuova umanità, non il contrario. Quindi perché non dare un valore culturale alto ad un artista che sia anche attivista? SI potrebbe dire che le azioni indicate sono perlopiù da museo condiviso, se non da pubblica piazza: le gallerie hanno modo di vendere certe installazioni o performance al privato?

Bnksy_ girl with baloon.

Certo, è possibile. L’immagine di GIrl with Baloon ce lo ricorda. Anche se, arrivare a cifre così elevate non è etico rispetto al messaggio. So che Banksy non è un persona di cattiva volontà e certamente, come per la nave Louise Michel (clicca sul nome ed andrai ad un articolo che la riguarda) sono certa che adopererà i suoi proventi in modo etico.
Quello che però è fuori dalla prospettiva di arte sociale o attiva è il fatto che una sola persona guadagni milioni di dollari grazie a coloro che combatte con i suoi attacchi artistici! Perchè allora non rifiutarsi di vendere a chi è responsabile di tutti i temi sociali di cui fa larghissimo uso Banksy, e non solo lui?

E che dire dei video, delle foto, dei fumetti. Tutto questo non è forse entrato in galleria? Si.

Se non siete ancora convinti, c’è un ottimo libro dello studioso Aldo Milohnić con il suo fondamentale saggio “Artivism”. È molto interessante la sua analisi ed argomentazione, che aiuta una maggiore comprensione delle azioni performative artistiche in senso generale.

Alla prossima!

@EKart, 2025

7. Arte, gallerie, curatori e goliardate di fine anno!

7. Arte, gallerie, curatori e goliardate di fine anno!

Sotto le feste, ci sta inserire anche un articolo più leggero, seppure istruttivo.

Al TED Prize 2021, un artista/curatore di grande spirito ed inventiva, Shea Hembrey ha piacevolmente stupito il suo pubblico con una interessante relazione.
Il suo tema era questo: “Come si organizza una mostra d’arte internazionale con opere di 100 artisti diversi?
Se sei Shea Hembrey, inventi tu stesso tutti gli artisti e le opere d’arte, dalle installazioni all’aperto su larga scala ai piccoli dipinti disegnati con un pennello monociuffo. Guarda questo divertente e sconvolgente intervento per vedere l’esplosione di creatività e la diversità di competenze di cui è capace un singolo artista”.

Se vai alla pagina del link sopracitato (basta cliccare sopra “Guarda”), potrai leggere quanto detto nel video con una trascrizione momento per momento della chiacchierata con la quale Shea espone la sua idea di “biennale d’arte” intitolata SEEK.

Il punto di maggiore stupore è mostrarti che in due anni questo artista, che risponde esattamente alla mia idea di artista (non conforme, duttile, multimateriale, multi-progetto, decisamente aperto e duttile), ha creato cento opere, di cui alcune davvero interessanti, non per passare il tempo, ma per fare qualcosa di significativo nell’arte, per stupire, innovare con tutte le tecniche che lui sa usare, dal pennello alla video art, alle installazioni.

In questa azione questo bravissimo artista è uscito dai binari del sistema dell’arte ed ha creato un percorso inverso: si è creato da solo un evento importante, ha creato cento opere ed ha suscitato l’interesse del mondo commerciale artistico.

Ho preso questo fatto come una iperbole, ma l’azione ha un senso. Significa che gli artisti se volessero potrebbero dettare il percorso che vogliono seguire, e non PAGARE per farlo. Ovviamente non parlo per tutti, parlo per coloro per cui vale la pena l’emersione, come quello citato sopra.

Le gallerie d’arte sono indispensabili, certamente. Una persona amante dell’arte ed in possesso della necessaria pecunia non può andare al museo e chiedere di acquistare un pezzo di arte contemporanea. Diventerebbero negozi commerciali, cosa che non è e non deve essere. Adoro i musei perché permettono a tutti di poter vedere e vivere l’arte tutta. (Aggiungo però che a tutt’oggi perlomeno in Italia il biglietto dei musei è lievitato come il pane, ma buono non è)

E’ altresì vero che le gallerie d’arte, quindi, sono indispensabili e non sono mecenati: hanno bisogno di entrate. Il problema è che la maggior parte crea un percorso espositivo basato sul pagamento di FEE di ingresso. Con la promessa di una paventata esposizione in mezzo a cento altri artisti, dove non ti vedrà nessuno.
Fate caso a ciò che accade: la maggior parte degli eventi vengono creati (letteralmente) da artisti che pagano per poter presenziare ad eventi per i quali gli organizzatori si prendono un primo importo per la partecipazione ed in seconda istanza una percentuale sul venduto. (ovviamente non faccio di un erba un fascio, e so che ci sono gallerie serie. Che però hanno criteri diversi per sfruttare l’artista….).

Non solo è probabile che durante la mostra non succeda nulla, ma rischiate di mischiare la vostra arte, magari buona, in mezzo a pezzi dal profilo basso.

Occuparsi d’arte è diventato di moda per molti al solo scopo di irretire artisti che magari non sono in grado di fare del buon marketing, non conoscono nessuno e quindi pensano che pagando cifre da due a tre zeri riescono a vendere le proprie opere ed ha farsi un nome.

Niente di più sbagliato. Ma ne parleremo più avanti.

Adesso, per concludere questo argomento, linko qua una meravigliosa chicca del programma “L’Ottavo Nano” di Serena Dandini, grande produttrice, scrittrice e conduttrice di veri programmi alternativi alla programmazione dell’epoca.
Parliamo del 2001 e precedentemente dello spettacolo “Pippo Kennedy show del 1997 (in questo video Neri Marcorè ci presenta uno sfigatissimo novello sposo…).

Con un grandissimo Corrado Guzzanti che fa il verso ad un reale venditore che commerciava in opere d’arte su una televisione privata, vi propongo il primo, del 1997, ed a seguire il secondo, del 2001.