LA FORMA DEL DISSENSO

LA FORMA DEL DISSENSO

10. Il pensiero negativo lascia spazio alle iene [cit]

10. Il pensiero negativo lascia spazio alle iene [cit]

Troppe notizie e condivisioni sono argomenti negativi rispetto alla realtà. Quasi sembra che nessuno faccia niente, o che non sia interessante condividere una buona notizia.
Invece è MOLTO PIÚ IMPORTANTE dare spazio a ciò che noi possiamo fare o vedere di costruttivo.
Oltre a queste, mille altre parole sono esperienze create per dare una luce al mondo. Usiamole: cerca i link legati alle parole colorate e vedrai come.

Buon Divertimento!

Gioia Amore Fratellanza Collaborazione Empatia Compassione Accoglienza Dolcezza Affetto • Gratitudine • Stima • Fiducia • Ammirazione • SOLIDARIETA Tenerezza • Lealtà • AFFIATAMENTO Complicità • Riconoscenza • Pace ENTUSIASMO Premura Attenzione • Benevolenza • Amicizia Rispetto • Calore • Altruismo Vicinanza • Unione Armonia • Generosità Gentilezza • Comprensione • Supporto Cura Trasporto • Legame • APPARTENENZA Condivisione Ottimismo • Perdono • Mitezza Pazienza • Tolleranza Bontà • Onestà • Sincerità • Ispirazione • Incoraggiamento • SOSTEGNO Valorizzazione Riguardo DELICATEZZA Bonomia • Garbo • Civiltà • Cortesia • Affabilità • MAGNANIMITÁ Correttezza • Devozione • Incanto ABNEGAZIONE Protezione Coraggio Fede • Letizia • CURIOSITÁ Zelo • Perseveranza Tenacia • Interessamento • Nobiltà • Dignità • Assistenza AUTENTICITÁ Carità • Clemenza • Coesione Comunione Considerazione Consolazione • Conforto • Cooperazione Mansuetudine • MERAVIGLIA Onore • Effusione • FILANTROPIA Favore • Ospitalità • Grazia • Festosità • INDULGENZA Integrità INTESA Partecipazione • PASSIONE Pienezza • Scambievolezza Soccorso • Sollievo • Serenità • Quiete • Eroismo Radiosità • SAPIENZA Rassicurazione ………

@EKart, 2026

10. Artivismo#6

10. Artivismo#6

Bentrovat*!

Sempre prendendo spunto dall’articolo “L’artivismo. Forme, esperienze, pratiche e teorie.” Della rivista “CONNESSIONI REMOTE – 02/2021” illustro alcuni testi atti alla migliore analisi del fenomeno.

Lo studioso sloveno Aldo Milohnić nel suo fondamentale saggio “Artivism” definisce l’Artivismo una tipologia di “interventismo” che usa “cultural-manifestation techniques in order to become constituted in the field of the political” (tecniche di manifestazione culturale che si costituiscono nell’ambito della politica) ethe transversality of these practices and their hybrid nature enable quick passages from the predominantly artistic into the predominantly political sphere and back” (la trasversalità di queste pratiche e la loro natura ibrida le abilita a veloci passaggi dalla predominanza artistica a quella politica e ritorno).

È interessante notare, nella prefazione del numero 21/2, che si evince come l’Artivismo sia nato da una comunità underground, cyberpunk addirittura, che ha visto in Italia un esponente particolare in Giacomo Verde. Alla fine degli anni 80 Verde usa i media in modo “BI-laterale”, cioè non crea “solo” un percorso visivo, della TV o di tutti i ritrovati tecnologici che si affacciavano all’epoca, ma usa i dispositivi in modo personale e dinamico, per creare piccole teatralità legate al mondo “contemporaneo”. I temi sono sociali e politici, ovviamente.

Ed a questo punto si può citare la autoreferenza dell’arte. Cioè, quella dinamica che impedisce all’arte di essere specchio o manifesto di un ambiente politico o sociale, permettendo la totale libertà di azione artistica senza nessuna influenza esterna.

Riprendiamo la definizione di contemporaneo. Cosa significa Contemporaneo? Significa “Che appartiene all’età presente, alla vita attuale”, secondo la Treccani.

Fabio Mauri, nel 1975, crea la performance dal titolo “Intellettuale”, con Pasolini seduto in cima ad una lunga sedia, che diventa schermo del suo “il Vangelo secondo Matteo”, con il sonoro asincronizzato e ad alto volume. La sala è buia.
Si vede il film, una “radiografia” dello spirito Pasoliano, direttamente sul corpo dello scrittore.
A questo link potete leggere quanto ha scritto Mauri stesso su questa performance. C’è una frase che mi ha colpito: “Per via d’emozione, infine, intendevo ribadire il concetto, (che l’opera stessa suscitava e l’evento di apposizione all’autore doppiava), che l’arte non può che erigere un sistema di grande inattualità, cioè il mondo elementare dei valori. Era la funzione obbligatoria del linguaggio. Ed era quasi impossibile sottrarsi all’eloquenza dimostrativa dell’arte, come la seduttiva evidenza dell’azione dimostrava.”

Frase non semplice, ma che sembra essere in totale disaccordo con il concetto di Artivismo fin qui espresso. Allo stato attuale delle cose, ci sono varie correnti che elaborano tesi a favore della autonomia dell’arte ed altre che ne convalidano il messaggio (Etico o Morale).  In queste ultime ci sono coloro che affermano che il valore etico di un’opera d’arte fa parte del suo valore intrinseco.

Questo però significherebbe che l’arte di Fabio Mauri non appartiene alla definizione di “Contemporaneo”, così come descritto sopra. Ma dato che NON fare politica è una scelta POLITICA, nella realtà, cosa significa “Arte Inattuale”? Il concettualismo degli anni sessanta/settanta era inattuale? Sicuramente non come gli artisti avrebbero voluto. Perchè tutto ciò che è nato in quell’epoca era una rivolta al sistema. Un atto politico.

Inserisco ancora una volta una citazione di Giacomo Verde.

@EKart, 2025

9. Il tempo è passato ed ecco perchè

9. Il tempo è passato ed ecco perchè

Buongiorno e benvenuto.

Sono stata assente questi mesi perché ho prodotto due opere che mi hanno impegnato significativamente soprattutto dal punto di vista morale, prodotte per la mostra “la collettiva delle collettive” a Villa Simonetta, Verbania, patrocinata dal comune stesso.

È stata un’esperienza formativa, come tutte quelle che mi coinvolgono quando creo qualcosa di nuovo per una occasione illustre.

In questa meravigliosa esperienza ho conosciuto artisti e persone dal cuore grande e dalla grande creatività. La cara Marisa Cortese (Link) professionista di lunga esperienza e persona umanamente consapevole a riuscita a mettere insieme 70 persone, 70 artisti (che si sa non sono mai facili) in un luogo straordinario che ha accolto molta bellezza, molta profondità, e grande cultura.

È riuscita in questo suo vasto programma grazie anche all’aiuto di alcuni artisti che hanno fatto da co-curatori per le varie tematiche che si sono proposte all’interno di Villa Simonetta.

La mostra è visitabile ancora fino al 4/05 ed invito chiunque ad andarla a vedere, per non perdere l’occasione di guardare tante opere di un certo livello tutte insieme, un vero dono.

Ho partecipato con due temi. Uno su un tema che ho toccato attraverso le mie visioni Interiori, dal titolo “Abissi e Mareggiate” (link), proposto dalla cara Marina Comerio (link). L’altro, il cui titolo è “NO War”, proposto dal prezioso Luciano Maron Pot (link), persona di infinita pazienza.

Per la prima stanza ho elaborato due immagini, tra quelle che ho appositamente creato fotograficamente, scegliendo la mia particolare elaborazione con la quale ormai mi riconosco.

Le immagini sono anche a questo link, unitamente alla poetica con la quale le ho espresse. Una esperienza diversa dal solito, io che mi occupo prevalentemente di arte attiva, nella quale sono andata incontro alle mie visioni, che ho comunque sfruttato per creare poi una serie, come mio uso.

Nella seconda ho elaborato una videoinstallazione che grida Apri gli occhi. Un’opera molto amara, alla quale ho dovuto premettere una necessaria didascalia: “Se hai il cuore forte e lo stomaco altrettanto capace puoi guardare questo video”.

A questo link trovate la poetica e parte del video, che volutamente non ho pubblicato integralmente. Qua potete vedere alcune foto.

Con l’occasione, ho sollecitato Medici Senza Frontiere ad intervenire al Vernissage della mostra per operare una raccolta fondi a favore della associazione. È stato molto bello, poter contribuire alla causa di coloro che sostengono con la loro vita reale tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.

Invito tutti coloro che possono a contribuire economicamente Medici Senza Frontiere.

Buona giornata

Ekart

8. Artivismo#5: gallerie, creatività, coerenza

8. Artivismo#5: gallerie, creatività, coerenza

L’arte negli anni del secondo decennio del 2000 è influenzata da profondi cambiamenti di carattere umano, artistico e produttivo che scorre lungo tutto il nostro percorso vitale.
Curiosamente, la PITTURA ha nuovamente fatto capolino nella vita culturale, dando lustro ai nuovi pittori, che usano un media antico, con grandi capacità. Si parla di milioni di dollari in aste di emergenti nuovi talenti.

LOUIS FRATINO
Matilde Polidori
LOIE-HOLLOWELL

Accanto a questi, molti mostrano poca coerenza. Diciamo che, quando un artista è introdotto all’interno del mercato dell’arte, sicuramente deve ergere un filtro tra ciò che è la sua vita creativa e quella della committenza, della promozione, di ciò che viene richiesto, fosse anche un colore.
Mi permetto di usare il termine “mainstreaming” per il suo divenire.

Italy, Lazio, Rome, Via Margutta in the Piazza di Spagna district


A via Margutta a Roma sicuramente ci sono artisti meravigliosi che eseguono dei lavori tecnicamente ineccepibili

ma dalla rappresentazione figurativa, paesaggistica, realistica. Sono bravi e possono illuminare una vita con semplicità concettuale, ma nonostante la lunga esperienza e gli ottimi risultati, non sono stati ammessi ed introdotti nel grande circuito dell’arte.
Quindi, cosa è che fa capire ad un gallerista o curatore cosa potrebbe essere “Arte Vendibile”? (ricordo che un gallerista non è un mecenate, lavora per vivere anche lui/lei, quindi deve vendere) Due differenti percorsi: costanza produttiva, accondiscendenza ai temi indicati o ai colori da usare, preferibilmente una giovane età.
Secondo percorso: forte personalità, grande intelligenza, capacità tecnica fuori dal comune, elasticità per l’apprendimento e la condivisione, grande management mentale.

Damien HIrst: "fuori dal gregge".

Questa oscenità (Io sono animalista per il rispetto che devo ad ogni creatura vivente, tranne gli uomini di cattiva volontà.:-D) è valsa una fama immeritata (certo, parlo sempre in prima persona, non per tutti) per un artista che ha letteralmente FATTO FUORI migliaia di animali e l’art system lo ha permesso, agevolato, sostenuto, esortato a proseguire, spinto alle stelle dai movimenti finanziari artistici. Cosa si fa, per vendere….

È un mio parere, ma i soldi con l’arte dovrebbero avere a che fare il meno possibile. Diciamo che superato l’antico, con l’arte contemporanea è tutto più opinabile, perché la tecnica quasi non c’è più e la bellezza meno che mai, addirittura l’estetica, filosofica o meno; quindi, i parametri di giudizio utili fino ad ora alla comprensione dell’opera vengono a mancare. Non c’è più una reale differenziazione tra artisti che non studiano la materia, anche da sé, e quelli che la materia la prendono sul serio, creando a mio avviso opere realmente emotive, umanamente esplosive, di rottura, di impatto, perché studiano profondamente la materia (dell’arte e della vita…)

Le installazioni esplodono in misura quasi pandemica. Pensare modi nuovi per creare arte diventa una gara allo shock o all’uso di materiali non consoni rispetto ad una eventuale tematica o assurdi. Ci si muove a tentoni nella maggior parte dei casi. Ma perché? Fondamentalmente, secondo me, perché non si ha niente da comunicare. Perché politicamente si vuole rimanere al di fuori di quello che è ampiamente parte della contemporaneità: conflitti, violenze, cambiamenti climatici, problemi di genere, etc. etc. Tutto a nome della AUTONOMIA dell’arte. Ma quale autonomia….???

In tutto questo infatti il ruolo dell’attivismo nell’arte diventa preponderante, a parer mio. L’arte è SEMPRE stata utile all’umanità, per svariati motivi. L’evoluzione dell’arte ha spesso indirizzato una nuova umanità, non il contrario. Quindi perché non dare un valore culturale alto ad un artista che sia anche attivista? SI potrebbe dire che le azioni indicate sono perlopiù da museo condiviso, se non da pubblica piazza: le gallerie hanno modo di vendere certe installazioni o performance al privato?

Bnksy_ girl with baloon.

Certo, è possibile. L’immagine di GIrl with Baloon ce lo ricorda. Anche se, arrivare a cifre così elevate non è etico rispetto al messaggio. So che Banksy non è un persona di cattiva volontà e certamente, come per la nave Louise Michel (clicca sul nome ed andrai ad un articolo che la riguarda) sono certa che adopererà i suoi proventi in modo etico.
Quello che però è fuori dalla prospettiva di arte sociale o attiva è il fatto che una sola persona guadagni milioni di dollari grazie a coloro che combatte con i suoi attacchi artistici! Perchè allora non rifiutarsi di vendere a chi è responsabile di tutti i temi sociali di cui fa larghissimo uso Banksy, e non solo lui?

E che dire dei video, delle foto, dei fumetti. Tutto questo non è forse entrato in galleria? Si.

Se non siete ancora convinti, c’è un ottimo libro dello studioso Aldo Milohnić con il suo fondamentale saggio “Artivism”. È molto interessante la sua analisi ed argomentazione, che aiuta una maggiore comprensione delle azioni performative artistiche in senso generale.

Alla prossima!

@EKart, 2025